Filosofia per la vita

La danza delle api

Filosofi e letterati da sempre nutrono una vera predilezione per l’affascinate microcosmo delle api, come lo scrittore Mendeville in La favola delle api (1705), gustosa metafora della società umana. Nel IV libro delle Georgiche, Virgilio, esponendo le singolari qualità delle api, addirittura sembra disposto a credere che in questi insetti «vi sia parte della mente divina, un soffio di infinito» (v. 220). Metafore di poeti, astrazioni di filosofi? Può essere. Tuttavia, posta davanti ad un’evidenza straordinaria, ape 2anche la scienza si è arresa ad una suggestiva conclusione: le api danzano. A svelare il significato della danza delle api, il più complesso sistema di comunicazione mai scoperto tra gli insetti, fu il naturalista austriaco e premio Nobel Karl von Frisch (1886-1982), individuando due tipi ben distinti di danza: la danza circolare e la danza dell’addome.

Quando un’ape esploratrice (bottiniera) ha trovato un fiore particolarmente ricco di nettare, dopo aver percorso fino a 10 Km, torna all’alveare per reclutare altre api, ed indicare la posizione esatta del cibo attraverso movimenti precisi. Maggiore è la distanza dal cibo, più la danza è eseguita con lentezza e più sono marcati i movimenti dell’addome; più è vivace la danza, più è ricca la fonte; anche il ronzio può variare in intensità a scopo di comunicazione. Se la fonte di cibo si trova entro 100 m di distanza dall’alveare, l’ape esegue una danza circolare, alternando un giro in senso orario e uno antiorario; se il fiore si trova ad una distanza superiore ai ape 1100 m, l’ape esegue la danza scodinzolante o dell’addome: si muove descrivendo un “otto” e facendo ondeggiare l’addome. La danza segnala anche la posizione del cibo rispetto al sole. Per le api la linea retta immaginaria sull’alveare indica la direzione del sole, quindi, l’angolazione della danza varierà col variare della distanza angolare tra il fiore e il sole. L’ape bottinatrice rilascia anche un “campione” del nettare. Queste informazioni estremamente precise condurranno le altre api al fiore desiderato.

Le api danzano non per caso o vezzo, quanto per la sopravvivenza della “comunità” con cui condividono la vita e la “casa”; separata dal gruppo per più di 2-3 giorni, infatti, un’ape è destinata a morire perché non riesce a procurarsi il cibo necessario. La scienza definisce intelligenza degli sciami, “swarm intelligence”, l’attitudine naturale di questi insetti ad allearsi, ad affidarsi, a fare rete, a prendersi cura e lasciare che l’uno si prenda cura dell’altro. L’ape danza per gli altri e per il mondo, sapendo di essere interdipendente tanto dalla natura, dall’ecosistema di cui è parte, tanto dalle relazioni con i propri simili. Dare cibo a chi ha fame e acqua a chi ha sete acquista valore maggiore, se si aggiungono gesti di bellezza e di tenerezza; le relazioni vitali richiedono la cura dei dettagli, proprio come in una danza. I messaggi vitali sono significativi, mirati, precisi, come quelli che persuadono un’ape a mettersi in viaggio per raggiungere un fiore lontano. Danzano senza musica, le api, perché bastano gli odori, i sapori, i suoni della natura per farle sentire vive e in movimento: contemplare la natura genera armonia, accorda la sensibilità al mondo. Le api per danzare devono librarsi in alto: guardare il microcosmo di un alveare da una prospettiva che allarga gli orizzonti e ridimensiona le urgenze e necessità quotidiane. Le api danzano leggere: lavorare per gli altri, con efficienza e responsabilità, schioda da se stessi, dall’autoreferenzialità, libera perché amplia il giro dei propri volteggi nel mondo; estende il corpo verso posti ed occasioni altrimenti irraggiungibili. Il fascino della danza delle api, concludendo, è il risultato di tanti piccoli, ordinati, essenziali gesti ordinari che, sommati, rendono straordinaria la vita di questi animali.

Come mai le api, sociali e collaborative, sagge e operose, capaci di vivere in relazione con la natura e tra di loro, pungono dolorosamente l’uomo? A noi piace fantasticare: pensare che pungano per svegliare gli uomini dall’autoreferenzialità, dalla superficialità con cui spesso vivono la relazione di interdipendenza con la natura e con i propri simili, incapaci di godere le piccole meraviglie del quotidiano e di gioire dei piccole gesti; forse, basterebbe loro imitare le api che conoscono il segreto per vivere insieme danzando: «Solo loro hanno in comune i figli, un’unica casa per tutte, e vivono seguendo leggi rigorose, solo loro riconoscono sempre la patria, il focolare, e sapendo che tornerà l’inverno in estate si sottopongono a fatica per riporre in comune ciò che si procurano» (Virgilio, Georgiche, Libro IV, vv. 153-157).